Ora la storia umana, che è meglio di un romanzo. Sulla parete frontale dell'abside si erge una monumentale tomba tardo-gotica, spesso datata al 1428. Fu commissionata da Giovanna II d'Angiò, che succedette al fratello sul trono, e custodisce re Ladislao di Durazzo, un sovrano spesso descritto come l'ultimo erede della dinastia angioina a Napoli. Lo scultore è indicato come Andrea da Firenze. La tomba è notevole non solo per le dimensioni. È affollata di figure allegoriche, e in cima si trova il re a cavallo con la spada sguainata. Un re in armatura che brandisce una lama sopra un altare non è l'immagine consueta in una chiesa, e solo questo merita un minuto di lenta osservazione. Il monumento è anche descritto come segno di transizione tra lo stile gotico e quello rinascimentale, quindi in un unico oggetto si può leggere un intero cambiamento di gusto. E le storie non finiscono con il re. Dietro il mausoleo si trova la cappella Caracciolo del Sole, che custodisce la tomba di Ser Gianni Caracciolo, Gran Siniscalco del regno e, secondo la tradizione, amante della regina Giovanna II. Quella cappella è riccamente affrescata con le Storie dei frati agostiniani, attribuite a Perino da Benevento. Vicino, l'altare Miroballo, realizzato alla fine del Quattrocento, è attribuito a Jacopo della Pila e Tommaso Malvito. Regalità, scandalo e scultura, tutto nello spazio di pochi metri quadrati.