Iniziate dall'esterno, dalla facciata. È semplice, a capanna, illuminata da un elegante rosone gotico. Ora osservate il portale. I suoi stipiti furono ricavati dalle due metà di una stele funeraria della famiglia Barbia, risalente ai primi del I secolo. In altre parole, il monumento sepolcrale di una famiglia romana divenne lo stipite di una cattedrale cristiana. Uno dei busti scolpiti, quello in basso a destra, fu in seguito rielaborato per raffigurare il martire Sergio. Sopra, tre busti bronzei poggiano su mensole. Raffigurano tre vescovi di Trieste: Enea Silvio Piccolomini, che divenne papa Pio II, poi Rinaldo Scarlicchio e Andrea Rapicio. Lo strato romano è ancora più profondo. I più antichi reperti archeologici del colle sono i resti di un propileo, una porta monumentale, risalente al I secolo. Attraverso una grata potete vederli incorporati nel campanile. Una grande basilica civile romana sorgeva sulla collina nello stesso secolo, il che suggerisce l'esistenza di un insediamento considerevole già sulla costa sottostante. Sopravvivono tracce cristiane ancora più antiche: un'iscrizione documenta il restauro di una piccola chiesa nell'anno 547 ad opera del vescovo Frugifero, il primo vescovo di Trieste noto per nome.